Documents disponibles à Gênes, concernant l'origine génoise de Colomb.
1 - 1429, FEBBRAIO 21, GENOVA, BORGO DI SANTO STEFANO.
Giovanni Colombo da Moconesi, abitante a Quinto, promette a Gerardo di Brabante d'Allemagna, tessitore di panni, di affidargli per sei anni, corne apprendista, il figlio Domenico undicenne.
Archivio di Slalo di Genova - Nol. Quilico Albenga, filza unica, n. 68.
Questo documento attesta che Giovanni Colombo, avo dello Scopritore, era originario di Moconesi, paese della Fontanabuona, valle nell'entroterra di Chiavari, e che in quell'anno s: era già stabilito a Quinto, presso Genova.
2 - 1439, APRILE l, GENOVA, PRESSO LA PORTA DEL PALAZZO DUCALE.
Pietro Verzio del fu Guglielmo, abitante della Fontanabuona, promette a Domenico Colombo, figlio di Giovanni, tessitore di panni di lana, di affidargli per cinque anni, corne apprendista, Antonio Leverone, figlio del fu Lodisio, da Ponte di Ci cagna, di circa dodici anni. Da parte sua Domenico Colombo si impegna a trattare il giovane secondo la consuetudine e ad insegnargli l'arte.
Archivio di Slalo di Genova - Nol. Benedetto Peloso,filza 1, n. 96.
Domenico Colombo, figlio di Giovanni, divenuto tessitore di panni di lana, a sua volta si impegna ad assumere corne apprendista un giovane suo conterraneo.
3 - 1440, SETTEMBRE 6, GENOVA, NEL PARLATORIO DEL MONASTERO DI SANTO STEFANO.
Matteo Fieschi, procura tore del commendatario, ed i monaci del monastero di Santo Stefano di Genova concedono in enfiteusi perpetua a Domenichino Colombo, figlio di Giovanni, tessitore di panni, ed ai suoi eredi un terreno con una casa ivi edificata, sito [15] a Genova, nel vicolo dell'Olivella, al prezzo di quindici soldi e due denari e mezzo di genovini.
Biblioteca Apostolica Vaticana - Cod. 9452, parte II, c. 218 r. ev., «Estratto dal librodegli Instrumenti del fu Giovanni Recco Notaio, carta II » (copia fotografica).
Gli atti di questo notaio furono distrutti nell'incendio dell'Archivio dei Collegio dei Notai di Genova, causato dal bombardamento nàvale della città, ordinato dal re Luigi XIV nel 1684. Archivio di Stato di Genova - Pandetta Notariorum Comustorum, c. 118 r.
Il documento dimostra che Domenico Colombo sta per andare ad abitare a Genova nella casa dei vico dell'OlivelIa, ove nascerà Cristoforo. La località, non più esistente, corrisponde presso a poco all'attuale Via Bartolomeo Bosco, presso il Palazzo di Pammatone; partendo dal piano, tale via conduceva ad una porta della città dello stesso nome ed era corne una continuazione in linea retta della Salita dei Cannoni che giungeva fino alla porta Aurea, da cui prese nome il rione di Portoria.
4 - 1444, GENNAIO 21, GENOVA, BORGO DI SANTO STEFANO, SULLA PORTA DI CASA DEL LANAIOLO LODISIO DI PAVIA, CITI'ADINO GENOVESE.
Pietro Ghirardetto riconosce di dovere cinquantadue lire e dieci soldi di genovini ad Antonio Musante, soprannominato Foliazzo, abitante di Quinto. Interviene come testimone Antonino Colombo del fu Giovanni, da Moconesi, abitante di Quinto.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giacomo Bonvino,filza 1, n. 98.
Si apprende che Antonio Colombo, abitante a Quinto, è fratello di Domenico e che il loro padre Giovanni a quell'epoca era già morto.
5 - 1447, FEBBRAIO 4, GENOVA.
Giano Campofregoso, doge dei Genovesi, nomina Domenico Colombo custode della torre e della porta dell'Olivella, con la paga ed i diritti consueti.
Archivio di Stato di Genova - Archivio Segreto, «Manuali Decretorum », n. 1, n. gen. 734, c. 48 r..
A Domenico Colombo veniva affidato un incarico pubblico, da lui ricoperto anche successivamente, certo importante e che richiedeva almeno una fiducia incondizionata per quei tempi di fazioni e di sospetti. Infatti egli risulta essere un fedele seguace di Giano Campofregoso, che il 30 gennaio appena scono aveva [16]conquistato il potere, trionfando sulle diverse fazioni. E la sua devozione è documenta ta dalla partecipazione ai funerali di questo doge che ebbero luogo il 16 dicembre 1448 (A.S.G. Diversorum Communis Janue, filza n. 3141).
Da tale documento inoltre si rileva che Domenico Colombo non poteva essere ebreo, contrariamente a un'ipotesi da aIcuni anche recentemente ripresa, perché in tal caso il governo genovese mai gli avrebbe affidato una funzione cosi delicata corne quella di vigilare su di una porta della città.
La porta dell'Olivella, oggi non più esistente, era stata aperta nel 1320 durante lavori. di fortificazione di Genova, in corrispondenza della strada omonima. A fianco e per difesa della medesima, nel 1327, fu eretta la torre che, al pari delle altre della città, veniva data da custodire a guardiani scelti per 10 più fra cittadini di 'indubbia fede e dimoranti nelle vicinanze.
6 - 1448, APRILE 20, GENOVA, lN BANCHI, SOTTO LA CASA DI ANGELO DINEGRO.
1 fratelli Antonino e Domenichino Colombo, figli dei fu Giovanni, abitanti di Quinto, riconoscono di dovere a Pasquale Frittalo, pure abitante di Quinto, le rimanenze dèl:la dote di Battistina, loro soreHa, moglie di Giovanni Frittalo, figlio di Pasquale.
Archivio di Stato di Genova - Not. Antonio Fazio seniore, filza 11, n. 127.
Questo documento amplia la conoscenza della famiglia dei Colombo di Quinto. Antonio (cfr. doc. 4) e Domenico Colombo hanno una sorella di nome Battistina che è andata sposa a certo Giovanni Frittalo. Essi, che evidentemente non possedevano mezzi sufficienti, si impegnano a dilazionare entro cinque anni, il saldo della dote della sorella, il cui contratto dotale è citato dal medesimo notaip corne stipulato 10 stesso giorno poco prima. ln più, secondo la consuetudine dei villaggio di Quinto, devono dare anche sei cucchiai d'argento dei debito peso.
7 - 1449, FEBBRAIO Il, GENOVA.
Il Doge e il Consiglio degli Anziani ordinano all'Ufficio di Moneta, di versare ad Antonio Colombo, custode della torre di Capo Faro, ventun lire di genovini come stipendio di due mesi.
Archivio di Stato di Genova - Archivio Segreto, « Manuali Decretorum », n. 1, n. gen. 734, c. 279 v..
Anche Antonio Colombo, fratello di Domenico, appare investito di incarico di fiducia quale la custodia della torre dell'odierna Lanterna, nel porto di Genova; ed essendo doge in quel tempo Lodovico Campofregoso, fratello dei defunto Giano, è chiaro che pure il futuro zio dello Scopritore era uomo fidato di quel partito.
8 - 1450, NOVEMBRE 10, GENOVA.
Domenico Colombo viene nuovamente nominato custode della torre dell'Olivella da Pietro Campofregoso, doge dei genovesi, con 10 stipendio e gli emolumenti consueti.
Archivio di Stato di Genova - Archivio Segreto, «Manuale Litterarum », n. 16, n. gen. 1792, c. 41 r..
9 - 1450, DICEMBRE 7, GENOVA.
Il Doge e il Consiglio degli Anziani ordinano all'Ufficiale di Moneta di versare a Domenico Colombo, custode della porta e della torre dell'Olivella, ventun lire di genovini come stipendio trimestrale dello stesso e dei suo collega.
Archivio di Stato di Genova - Archivio Segreto, « Manuale Decretorum », n. 1, n. gen. 734, c. 384 r..
10 - 1451, GENNAIO 7, GENOVA.
Il Doge e il Consiglio degli Anziani ordinano all'Ufficio di Moneta di vers are a Domenico Colombo, custode della porta e della torre dell'Olivella, ventun lire di genovini, corne stipendio trimes traie dello stesso e deI suo collega, a cominciare dal primo giorno dei mese presente.
Archivio di Stato di Genova - Archivio Segreto, « Manuale Decretorum », n. 1, n. gen. 734, c. 399 v.
Domenico Colombo, sempre sotto i dogati di Lodovico e Pietro Campofregoso, viene nominato per la seconda volta custode dell'Olivella, rimanendovi dal 1° ottobre 1450 al 1° novembre 1451, corne risulta dai dati degli stipendi contenuti in questi documenti. ln questo periodo, fra l'agosto e l'ottobre 1451, corne si rileva da documenti successivi, probabilmente nella casa dell'Olivella, nasce il primogenito Cristoforo Colombo, il futuro navigatore.
(Cfr. il doc. 30, dei 31 ottobre 1470, in cui Cristoforo afferma di essere maggiore di diciannove anni, e il doc. 44 dei 25 agosto 1479, in cui afferma sotto giuramento di aver circa ventisette anni).
11 - 1451, MARZO 26, GENOVA, CONTRADA DI SANT' ANDREA, NELLA BOTTEGA DEI. BARBIERE ANDREA DA CHIA VAR!.
Domenico Colombo dei fu Giovanni, tessitore di panni di lana a Genova, compera un appezzamento di terra sito à Quarto, in località detta Toppori, da Paolino Moconesi da Monteghirfo dei fu Antonio, abitante a Quarto, al prezzo di cinquanta lire di genovini, con la cIausola che il detto Paolino possa esigere tale terreno entro due an ni e debba ottenere dalla moglie il consenso a tale vendita.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giacomo Bonvino,filza 2, n. 168.
12 - 1451, MARZO 26, GENOVA, CONTRADA DELLA PORTA SANT' ANDREA, NELLA BOTTEGA DEI. BARBIERE ANDREA DA CHIAVARI!.
Domenico Colombo dei fu Giovanni, tessitore di panni di lana in Genova, loca a Paolino Moconesi da Monteghirfo deI defunto Antonio, abitante a Quarto, l'appezzamento di terra sito a Quarto, in località Toppori, al canone annuo di lire tre di genovini.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giacomo Bonvino, filza 2, n. 168 (cit.).
13 - 1451, MARZO 27, GENOVA, CONTRADA DI SANT'ANDREA.
Crescio Moconesi da Casella, figlio di Simone, cittadino genovese e tessitore di panni di lana, maggiore di venticinque anni, con il consenso dei padre, vende a Paolino Moconesi deI fu Antonio, abitante di Quarto, un appezzamento di terreno sito a Quarto, in località Toppori, al prezzo di ottantaquattro lire di genovini. lnterviene come testimone Domenico Colombo dei fu Giovanni, cittadino genovese e tessitore di panni di lana.
Archivio di. Stato di Genova - Not. Giacomo Bonvino,filza 2, n. 169.
Domenico Colombo, tessitore di panni di lana in Genova, comincia ad essere indicato negli atti corne cittadino genovese ed è in rapporti d'affari con persone provenienti dalla Fontanabuona, comune terra d'origine.
Domenico si sta avviandoverso una serie di affari pocQ produttivi e difficoltà d'ordine finanziario, che trascinerà con séper tutta la vita, coinvolgendovi la moglie ed i figli, Cristoforo per primo.
14 - 1451, MARZO 27, GENOVA, CONTRADA DI S. ANDREA.
Domenico Colombo dei fu Giovanni, cittadino di Genova e tessitore di panni di lana, è testimone ad una riunione fra diversi cardatori ed un lanaiolo, nella quale si compone un dissidio riguardante il loro lavoro.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giacomo Bonvino,filza 2, n. 170.
15 - 1451, APRILE 16, GENOVA.
Il Doge e il Consiglio degli Anziani ordinano all'Ufficio di Moneta di versare a Domenico Colombo, custode della porta e della torre dell'Olivella, ventun lire di genovini, come stipendio dello stesso e del suo collega, per il trimestre iniziato il primo aprile.
Archivio di Stato di Genova - ATchivio SegTeto, «Manuali DecTetorum», n. 1, n. gen. 734, c. 418 T..
16 - 1451, SE'ITEMBRE 25, GENOVA.
Il Doge nomina custode della torre e della porta dell'Olivella per tredici mesi, con 10 stipendio consueto, Agostino Bogliasco, che subentrerà a Domenico Colombo non appena questi avrà terminato il proprio mandato della stessa durata.
Archivio di Stato di Genova - ATChivio SegTeto, «DiverSOTum et LitteTarum», n. 39, n. gen. 534, c. 62 T..
Domenico Colombo sta per terminare il suo incarico pubblico che egli ebbe per due volte.
17 - 1455, GENNAIO 18, GENOVA, NEL CHIOSTRO DEL MONASTERO DI SANTO STEFANO.
Giacomo Fieschi del fu messer Ettore, fratello e procuratore del commendatario, ed i monaci del monastero di Santo Stefano di Genova concedono in enfiteusi perpetua a Domenico Colombo, tessitore di panni di lana, ed ai suoi eredi, al livello annuo diundici soldi di genovini, un terreno con una casa ivi edificata, che egli aveva già acquis tata da Giulio Luxoro, posta nel borgo di Santo Stefano, nel vico Diritto.
Biblioteca Apostolica Vaticana - God. 9452, paTte II, caTta 219 T., «EstTatto dal libTO degli lnstrumenti del fu Giovanni Recco Notaio, c. 391» (copia fotogTafica).
Per gli atti di questo notaio che perirono nell'incendio dei 1684, cfr. i riferimenti archivistici dei doc. 3.
Domenico Colombo trasferisce la propria famiglia in questa nuova casa con giardino, nel vico Diritto di Ponticello, fuori della porta di S. Andrea, ove al pian terreno doveva porre la sua bottega e nella quale il futuro navigatore entra fanciuIlo, probabilmente all'età di non ancora quattro anni. Questa è la « casa di Colombo» della quale ancor oggi sono conservate le vestigia, nella via chiamata tuttora vico Di'ritto di Ponticello.
18 - 1460, GIUGNO 4, GENOVA, NELLA PRIMA SALA DEL PALAZZO COMUNALE, PRESSO IL BANCO DEL PODESTA' DEL BISAGNO.
Antonio Colombo del fu Giovanni, abitante di Quinto, con la fideiussione del fratello Domenico, promette al sarto genovese Antonio Dellepiane di affidargli per sei anni corne apprendista il figlio Giannetto quattordicenne.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni ValdettaTo,filza 1, n. 53.
È interessante rilevare che questo Giannetto 0 Giovanni Antonio molti anni dopo raggiungerà in America 10 Scopritore, suo cugino in primo grado, durante il terzo viaggio (1498.1500), corne risulta da un documento dell'Il ottobre 1496 (cfr. doc. 53).
19 - 1462, MARZO 15, GENOVA, BORGO DI SANTO STEFANO, FUORI DELLA PORTA DI S. ANDREA, NELLA CASA DEL NOTAIO ANDREA CAIRO.
Antonio Leverone della Fontanabuona, soprannominato «il Rosso», figlio del fu Lodisio ed abitante al Ponte di Cicagna, quale procura tore di Giovanni Colombo da Moconesi, rilascia quietanza di cinquanta lire di genovini a Pasquale e Michele Piaggia da Zoagli per la vendita di una casa sita in contrada dell'Olivella. Si dichiarano mallevadori Domenico Colombo deI fu Giovanni e Benedetto Colombo, fratello dei predetto Giovanni Colombo, entrambi tessitori di panni di lana.
Archivio di Stato di Genova - Not. Andrea GaiTo, filza 18, n. 38.
Si ritrova quell' Antonio Leverone che molti anni prima, all'età di dodici anni, era stato assunto corne apprendista da Domenico Colombo (cfr. doc. 2). Inoltre compaiono i fratelli Giovanni e Benedetto Colombo, denominati « da Mocônesi», terra d'origine della loro famiglia, cugini in primo grado di Domenico, padre di Cristoforo.
20 - 1464, LUGLIO 5, GENOVA, CONTRADA FUORI DELLA PORTA DI SANT' ANDREA, NELLA BOTTEGA DELLO SPEZIALE PELLEGRO T ASSORELLO.
Domenico Colombo, formaggiaio, deI fu Giovanni, si riconosce debitore di quindici lire di genovini verso il formaggiaio Gerolamo delle Vigne per il rimanente dei conti fra loro regolati fino a quel giorno e per una partita di formaggio, impegnandosi a saldare il suo debito a richiesta dei creditore.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni Valdettaro,jilza 2, n. 47.
21 - 1465, GENNAIO 9, GENOVA, BORGO Dl SANTO STEFANO, NEL VICOLO DIRITTO, FUORI DELLA PORTA DI SANT' ANDREA, NELLA BOTTEGA Dl PELLEGRO PIAGGIA.
Domenico Colombo, formaggiaio, è testimone ad una procura di Bianchinetta Balbi, moglie di Pellegro Piaggia.
Archivio di Stato di Genova - Not. Benedetto Peloso,jilza 2, n. 49.
22 - 1465, SETTEMBRE 14, GENOVA, BORGO Dl SANTO STEFANO, CONTRADA DELL'OSPEDALE DELLA CHIESA, lN VICO DIRITTO, NELLA BOTTEGA DEL PANETTIERE BATTISTA CAVASSA.
Domenico Colombo, formaggiaio, interviene corne testimone ad una sentenza arbitrale.
Archivio di Stato di Genova - Not. Benedetto Peloso, jilza 2, nn. 232 e 233 (duplice originale).
Domenico Colombo è qualificato « formaggiaio ». Egli infatti, non avendo più il pubblico impiego di custode della torre e della porta dell'Olivella, doveva attraversare momenti difficili, e spesso compare debitore di somme di denaro, per cui, corne molti genovesi si dedicavano contemporaneamente a più attività, cosi egli tenta di aumentare i propri cespiti di guadagno intraprendendo il commercio dei formaggi, evidentemente appoggiandosi al genero Giacomo Bavarello, che per l'appunto esercitava tale mestiere, con bottega vicina a quella di Domenico Colombo (cfr. doc. 49).
23 - 1466, GENNAIO 17, GENOVA, FUORI DELLA PORTA Dl SANT' ANDREA, NELLA BOTTEGA Dl DOMENICO COLOMBO.
Domenico Colombo, dei fu Giovanni, tessitore di panni, abitante a Genova, nella contrada fuori della porta di Sant' Andrea, presta fideiussione in favore di Giovanni Colombo dei fu Luca, da Mocèmesi, che ha venduto a Francesco Bovera da Apparizione qn terreno, con metà di una casa diroccata, sito a Quarto, in località Torricella, al prezzo di trentanove lire di genovini.
Archivio di Stato di Genova - Not. Andrea Cairo, jilza 21, n. 41.
L'atto è rogato nella bottega di Domenico Colombo, che è nuovamente indicato corne tessitore di panni di lana. DaI documento si apprende che Giovanni Colombo da Mocônesi, cugino di Domenico Colombo, è figlio di Luca, ora defunto.
24 - 1469, SETTEMBRE 15, GENOVA, PRESSO LA PORTA DELLA PRIMA SALA DEL PALAZZO COMUNALE, DETTA «FRASCHEA ».
Domenico Colombo ed altri cittadini genovesi intervengono come testimoni ad una dichiarazione didebito fatta dal calzolaio genovese Pellegro Piaggia al confector Giacomo Bargone.
Archivio di Stato di Genova - Not. Branca Bagnara,jilza1, n.6B
25 - 1470, MARZO 2, SAVONA, NEL« PALAZZO DELLE CAUSE ».
Bartolomeo Castegnelli dei fu Nicola da Fontanabuona, un tempo apprendista di Domenico Colombo da Quinto dei fu Giovanni, cittadino genovese, tessitore di panni e taverniere, si impegna a servire il suo maestro fino alla prossima Pasqua.
Archivio di Stato di Savona - Not. Giovanni Gallo, cartolare 40B-Il, c. 42 v. (copia fotograjica).
È il primo documento che presenta Domenico Colombo in Savona, il quale risulta qualificato non solamente corne tessitore di panni, ma altresi corne taverniere, e indica che nuovamente egli aveva affiancato alla sua arte un'attività supplementare.
26 - 1470, MARZO 13, GENOVA, NELLA PIAZZA DELLA CHIESA Dl SANTO STEFANO, SOTTO GU OLMI.
La corporazione dei tessitori di panni di lana di Genova, ratifica un accordo riguardante gli apprendisti, stipulato in Savona, il giorno 29 dei passato mese di febbraio, da Antonio Garibaldo e Domenico Colombo, entrambi maestri tessitori di panni di lana di Genova, con il console della medesima arte di quella città.
Archivio di Stato di Genova - Not. Paolo Recco, filza 9, n. 105.
Domenico Colombo è ufficialmente chiamato « maestro» della sua arte ed è stimato dalla propria corporazione, corne è comprovato dalla ratifica delle trattative da lui condotte a Savona assieme ad un compagno dell'arte, con esito pienamente positivo. Fu allora, forse, che Domenico Colombo comincio a pensare di potersi trasferire a Savona colla famiglia, sperando di migliorare i propri guadagni.
27 - 1470, SETTEMBRE 22, GENOVA, NEL PALAZZO DI SERRAVALLE, AL BANCO DELLA CURIA DEI MALEFIZI.
Domenico Colombo dei fu Giovanni e suo figlio Cristoforo stipulano un compromesso per un debito di non precisata entità, contratto con Geronimo dei fu Bartolomeo da Porto Maurizio e nominano Giovanni Agostino Guano arbitro delle loro controversie. A favore dei predetti Domenico e Cristoforo, presta fideiussione il falegname Deserino Da Monte, procuratore di Antonio Colombo, fratello di Domenico.
Archivio di Stato di Genova Not. Giacomo Calvi, filza 3, n. 370.
28 - 1470, SETTEMBRE 22, GENOVA.
Il Giudice dei Malefizi ordina la scarcerazione di Domenico Colombo per ordine dei Podestà, non essendo stato riconosciuto colpevole, e 10 fa rilasciare sotto la fideiussione di Deserino Da Monte.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giacomo Calvi, filza 3, n. 370 (cit.).
29 - 1470, SETTEMBRE 28, GENOVA, lN BANCHI, SOTIO IL PORTICATO DEI DINEGRO.
Giovanni Agostino Guano, arbitro eIetto dalle parti, sentenzia che Domenico Colombo e suo figlio Cri. stoforo devono versare entro un anno trentacinque lire di moneta corrente a Geronimo da Porto (Maurizio) .
Archivio di Stato di Genova - Notai Giacomo e Giovanni Calvi, filza 2, n. 373.
Sono i primi documenti in cui assieme al padre compare Cristoforo Colombo, che, essendo il primogenito, ben presto si trova associato alle vicende economiche del padre. Da notare che il Geronimo da Porto presente in questi dacumenti è il medesimo « leronimo dei Puerto », ricordato da Cristoforo Colombo ne! suo ultimo testamento dei 20 maggio 1506, ai cui eredi lascerà un legato di venti ducati. (Cfr. dac. 62).
30 - 1470, OTIOBRE 31, lN FOSSATELLO, PRESSO IL BANCO DEL NOTAIO NICOLA RAGGlO.
Cristoforo Colombo, figlio di Domenico, maggiore di dicianno~ anni, con il consenso dei padre, si impegna a versare' quarantotto lire, tredici soldi e sei denari di Genova, entro un anno, a Pietro BeIesio da Porto Maurizio, a saldo di una partita di vino che Cristoforo e Domenico Colombo hanno ricevuto. A favore dei figlio presta fideiussione Domenico Colombo.
Arèhivio di Stato di Genova - Not. Nicola Raggio, filza 2, anno 1470, n. 905.
Questo atto prova che Cristoforo Colombo a quella data, avendo già compiuto diciannove anni, doveva essere nato nel 1451, prima dei 31 ottobre.
Inoltre, la partita di vino, giustifica la precedente qualifica di Domenico Colombo corne taverniere, oltreché tessitore di panni (cfr. dac. 25).
31 - 1470, NOVEMBRE 28, GENOVA, SOTIO IL PORTICO DEL CHIOSTRO DEL MONASTERO DI SANTO STEFANO.
1 Consoli dell'Arte dei tessitori di panni di lana in Genova, per deIiberazione dei maestri della loro arte, dei quali fanno parte Domenico e Benedetto Colombo, formano una commissione per stabilire il compenso che i tessitori devono ricevere dai lanaioli.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni Battista Peloso, filza 1, nn. 8-9.
32 - 1471, MAGGIO 25, GENOVA, NELLA SALA SUPERIORE DEL PALAZZO COMUNALE.
Susanna Fontanarossa, figlia dei fu Giacomo e moglie di Domenico Colombo, tessitore di panni di lana, acconsente alla vendita di alcuni terreni con una casa, facenti parte della propria dote, siti' a Ginestrato, nella podesteria dei Bisagno, fatta da suo marito in un primO tempo a Giuliano e Stampino Caprile e quindi al di lei fratello Guagnino Fontanarossa, avendo costui rivendicato a sé, quale confinante, il diritto di prelazione sulla vendita, secondo le norme legislative genovesi allora vigenti.
Archivio di Stato di Genova - Not. Francesco Camogli,filza 3, n. 157.
Si apprende per la prima volta il nome della madre dei futuro Scopritore. Inoltre nel documento sono ricordati il primo atto di vendita in data 24 settembre 1470, la rivendicazione da parte di Guagnino Fontanarossa e l'autorizzazione a ratificare ,la presente vendita, concessa a Susanna da parte dei vicario dei podestà, su istanza dei marito Domenico Colombo.
33 - 1471, MAGGIO 30, GENOVA, NELLA SALA SUPERIORE DEL PALAZZO COMUNALE.
Guagnino Fontanarossa dei fu Giacomo, abitante a Ferreggiano, nella podesteria dei Bisagno, e Domenico Colombo dei fu Giovanni, tessitore di panni di lana, nominano arbitri delle loro controversie Giovanni Agostino Guano e il notaio Pietro Fazio, loro comuni amici ed «amichevoli compositori ».
Archivio di Stato di Genova - Not. Ambrogio Garumbero e altri, filza 13, n. 17I.
Fra Domenico Colombo e il cognato Guagnino Fontanarossa era sorta una controversia a causa degli impegni precedentemente presi con i primi compratori, Giuliano e Stampino Caprile (cfr. doc. 32).
34 - 1472, MARZO 20, SAVONA, CONTRADA DEL «PALAZZO DELLE CAUSE» NELLA BOTTEGA CHE GIOVANNI MON~ LEONE HA lN AFFITTO DA GIOVANNI OXILIA.
Cristoforo Colombo, lanaiolo di Genova, è testimonio al testamento di Nicola Monleone dei fu Giovanni.
Archivio di Stato di Savona - Not. Lodovico Moreno, bastardello 921-26, cc. CCLX/ - CCLX/II (copia fotografica) .
Cristoforo Colombo, lanaiolo genovese, si trova a Savona. Anche egli, corne sua padre, usa frequentare di preferenza, oltreché persone della propria arte, amici e conoscenti originari della Fontanabuona.
35 - 1472, APRILE 14, GENOVA, NELLA SALA SUPERIORE DEL PALAZZO COMUNALE.
Domenico Colombo, dei fu Giovanni, tessitore di panni di lana, riceve da Guagnino Fontanarossa il saldo del-prezzo dei beni di Ginestrato nella podesteria dei Bisagno, già venduti a Giuliano e Stampino Caprile e quindi avocati da esso Guagnino, corne confinante.
Archivio di Stato di Genova - Not. Ambrogio Garumbero e altri, filza 16, n. 447.
Si conclude col saldo dei pagamento la movimentata vendita dei beni dotali della madre di Cristoforo Colombo.
Nei documento è citato un atto notarile, in data 18 ottobre 1470, relativo alla vendita di tali beni fatta dai due fratelli Caprile a Guagnino Fontanarossa per duecentocinquanta lire di genovini.
36 - 1472, AGOSTO 26, SAVONA, SOTTO IL « PALAZZO DELLE CAUSE ».
Domenico Colombo, lanaiolo, abitante a Savona, e suo figlio Cristoforo dichiarano di dovere a Giovanni Signorio centocinquanta lire di genovini per sette cantari di lane ad essi vendute.
Archivio di Stato di Savona - Not. Tommaso Del Zocco, bastardello 1327-/, c. 358 v. .(copia Jotografica).
Cristoforo Colombo, col permesso dei genitore e di propria volontà, si unisce al debito precedentemente contratto da suo padre.
Domenico Colombo appare stabilito a Savona già da un documento precedente, datato Savona, 9 giugno 1472, nel quale appunto riconosceva allo stesso sua creditore un debito di minor entità (Archivio di Stato di Savona - Not. Tommaso Dei Zocco, bastardello 1327-1, c. 339 v.. - L'atto non è compreso nella presente raccolta).
37 - 1473, GIUGNO 4, SAVONA, NELLA SALA INFERIORE DEL «PALAZZO DELLE CAUSE ».
Domenico Colombo da Genova, abitante a Savona, lanaiolo, dichiara di dovere a Ludovico Multedo, cittadino savonese, sette pezze di «panni bianchi da sedici» in cambio di sette cantari di lana.
Archivio di Stato di Savona - Not. Pietro Corsaro, bastardella 289, cc. 354-356 (copia Jotografica).
38 - 1473, AGOSTO 7, SAVONA, CONTRADA DI SAN GIULIANO, NELLA BOTTEGA DELLA CASA DI DOMENICO E SUSANNA COLOMBO.
.Susanna, figlia dei defunto Giacomo Fontanarossa, moglie di Domenico Colombo da Genova, acconsente che il marito venda a Pietro da Genova, tessitore di panni, una casa in Genova, nella contrada di porta dell'Olivella, al prezzo di centocinquanta lire di genovini. Compaiono Cristoforo e Giovanni Pellegrino, figli dei predetti Domenico e Susanna.
Archivio di Stato di Savona - Not. Pietro Corsaro, filza 288-27 (coPia fotograjica).
Si tratta della casa in Genova, in vico dell'Olivella, che i Colombo abitavano al tempo della nascita dei loro primogenito Cristoforo.
Il presente atto ci chiarisce inoltre dove Domenico Colombo aveva bottega e casa in Savona, nella contrada di S. Giuliano, che oggi più nQn esiste, a poca distanza dalla celebre torre dei Brandale.
È importante notare, perché sfuggl a molti, che il notaio, dopo avere citato Cristoforo e Giovanni Pellegrino per autorizzare la madre loro alla vendita di un bene soggetto al vincolo della ipoteca dotale, depennô i loro nomi ed ogni loro riferimento, avvedendosi che nessuno dei due figli aveva raggiunto la maggiore età di venticinque anni, limite alla dipendenza della patria podestà (cfr. i dacc. 30 e 44).
39 - 1474, LUGLIO Il, GENOVA, NEL CHIOSTRO INFERIORE DEL MONASTERO DI SANTO STEFANO.
Il procuratore deI commendatario perpetuo deI monastero di Santo Stefano, col consenso dei monaci concede in enfiteusi perpetua al calzolaio Tommaso Carbone, cittadino e abitante di Genova, ed ai suoi eredi, un terreno sul quale è edificata una casa, in Genova, borgo di S. Stefano, contrada di Morcento, confinante davanti col vico Diritto e da un lato con la casa di Domenico Colombo, edificata anch'essa sul suolo dei monastero.
Archivio di Stato di Genova - Not. Andrea Cairo, filza 29, n. 199.
Questo documento è utile per precisare l'ubicazione esatta della casa di Domenico Colombo in vico Diritto.
40 - 1474, DICEMBRE 7, SAVONA, NELLA CAPPELLA GRANDE DELLA CHIESA DI S. GIULIANO.
1 Consoli e i membri dell'Arte dei tessitori di panni in Savona, fra i quali è Domenico Colombo, approvano alcune disposizioni statutarie concernenti le paghe dei lavoranti.
Archivio di Stato di Savona - Not. Lodovico Moreno, bastardello 922-27, c. 283 r. (copia fotograjica).
Domenico Colombo figura fra i tessitori di Savona. Nella riunione dell'Arte, di cui tratta l'atto, i lanaioli di quella città potevano praticamente apparire corne una colonia della Fontanabuona, essendovi largamente rappresentati i nominativi di oriundi di quella valle, conterranei dei Colombo.
41 - 1476, NOVEMBRE 5, GENOVA, NELLA SALA SUPERIORE DEL PALAZZO COMUNALE.
Domenico Colombo dei fu Giovanni, tessitore di panni di lana ed abitante a Savona, non potendo soddisfare un certo debito contratto col notaio Fran cesco Camogli, gli cede un suo credito di circa venti lire di genovini, che deve ricevere per la locazione 'di una casa dal formaggiaio Nicola Maglio.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni de Benedetti, filza 1, n. 194.
Domenico Colombo è a Genova per i suoi affari. Infatti la somma dell'affitto di cui si parla è riferibile alla sua casa di vico Diritto, adesso data in locazione, essendosi trasferito colla famiglia a Savona. L'altra sua casa, in vico dell'Olivella, era stata precedentemente venduta coll'assenso della moglie Susanna (cfr. dacc. 38 e 45).
La presente cessione di credito risulta essere stata simulata da Domenico Colombo per ottenere il canone che l'inquilino non gli aveva evidentemente corrisposto (cfr. doc. 43).
42 - 1477, GENNAIO 23, SAVONA, CONTRADA UN TEMPO DEL MEDICO MAESTRO DONAINO, NELLA BOTTEGA DEL LANAIOLO LORENZO MONTEMORO.
Susanna Fontanarossa dei fu Giacomo, moglie dei lanaiolo Domenico Colombo, cittadino e abitante di Savona, acconsente che il marito venda 0 altrimenti gravi di pegno la casa con giardino, sita a Genova, in Borgo di Santo Stefano, nella contrada di Sant' Andrea, a Pietro Garessio, abitante a Genova, per un "Iuogo" di S. Giorgio, appartenente a quest'ultimo.
Archivio di Stato di Savona - Not. Giollanni Gallo, filza 403-6 (copia fotografica).
Il consenso di Susanna a suo marito per vendere 0 impegnare l'unica proprietà rimasta in Genova è indicativo delle condizioni familiari tutt'altro che fiorenti.
43 - 1477, MARZO 18, GENOVA, CONTRADA DI SAN LORENZO, VICINO ALLA BOTI'EGA DELLO SPEZIALE MELCHIONE DA VARESE LIGURE.
Domenico Colombo de! fu Giovanni, tessitore di panni di lana, dichiara di aver ricevuto dal notaio Francesco Camogli diciannove lire di genovini, somma che il suddetto notaio ha riscosso dal formaggiaio Nicola Maglio in base a una falsa cessione di credito.
Archivio di Stato di Genova - Not. Francesco Delfino,filza 1, n. 446.
Si chiarisce l'apparente cessione di credito da Domenico Co lombo al notaio Francesco Camogli, che per questa operazione trattiene per sé una lira (cfr. doc. 41).
44 - 1479, AGOSTO 25, GENOVA, CONTRADA DI SAN SIRO, NELLO «SCAGNO» DI LODISIO CENTURIONE.
Cristoforo Colombo, in procinto di partire il mattino seguente per Lisbona, citato corne teste nella controversia vertente dinanzi all'Ufficio di Mercanzia fra Lodisio Centurione ed i fratelli Paolo e Cassano Dinegro, affeyma, sotto vincolo di giuramento, di essere cittadino genovese e di avere circa ventisette anni. Dichiara inoltre che, trovandosi a Lisbona ne! luglio 1478 con il suddetto Paolo, fu da questi inviato a Madera con l'incarico di acquistare una partita di duemilacinquecento rubbi di zucchero ma che, avendo ricevuto soltanto circa trecentododici mila reali, quando arrivo la nave patronizzata dal portoghese Ferdinando Pallencio, su cui doveva far caricare tale partita, non potè pagare tutto 10 zucchero che aveva accaparrato.
Archivio di Stato di Genova - Not. Gerolamo Venti1imiglia, filza 2, n. 266.
È il più importante documento relativo a Cristoforo Colombo per la molteplicità dei dati storici in esso contenuti, in accordo perfetto con gli altri atti notarili. Principalmente, per esplicita dichiarazione sotto giuramento di Cristoforo, risulta: che egli è cittadino genovese; che l'epoca in cui nacque, determinata con sicurezza grazie anche ad un precedente documento (doc. 30), è compresa fra il 26 agosto e il 30 ottobre 1451; che egli ha soggiornato a Lisbona da più di u'n anno e vi sta per ritornare; che egli era viaggiatore commerciale, corne cliente 0 fiduciario al servizio di mercanti genovesi stabilitisi a Lisbona; che egli fece un viaggio a Madera; infine che questa pur breve presenza a Genova fu anche l'ultima documentata.
Gli eredi di Lodisio Genturione e Paolo Dinegro, « mercanti genovesi », sono ricordati da Cristoforo Colombo e da sua figlio Diego nei loro testamenti, rispettivamente dei 1506 e 1523 (cfr. doc. 63).
Pertanto il documento ricollega inequivocabilmente la figura dei lanaiolo-commerciante genovese con quella dell'Arnmiraglio dell'Oceano, vissuto in un'epoca in cui esercitare più di una attività era normale, ma soprattutto era proprio dei carattere genovese il tralasciare la propria arte per sperimentarne una più redditizia. L'identità dei Colombo genovese con quello iberico non viene più scientificamente discussa dopo la scoperta di questo documento.
45 - 1480, APRILE 8, GENOVA, PRESSO LA PIAZZA DEL P ALAZZO ARCIVESCOVILE.
Il lanaiolo Domenico Colombo de! fu Giovanni dichiara di aver ricevuto da Pietro della Cella, tessitore di panni di lana, il completo pagamento di centocinquantacinque lire di genovini, prezzo della casa già vendutagli, sita a Genova, nella contrada dell'Olivella.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni Battista Parissola, filza 13, n. 218.
Si fa menzione dell'atto di vendita della casa, in data 24 set.tembre 1473.
46 - 1483, GENNAIO 27, GENOVA, NEL PALAZZO DUCALE, NELLA CANCELLERIA DEL COMUNE.
Domenico Colombo de! fu Giovanni, cittadino genovese e già tessitore di panni di lana, loca per due anni a Giovanni Battista Villa una bottega ne! 'vico Diritto di Ponticello, in Genova, con una parte della casa sovrastante, al canone annuo di lire venti. Il suddetto Domenico si riserva ad uso di propria abitazione, il resto della casa.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni Bosio, filza unica, n. 106.
Domenico Colombo, che non esercita più l'arte di tessitore, ricompare corne cittadino genovese e risulta nuovamente abitare nella sua vecchia casa di vico Diritto di Ponticello.
47 - 1487, AGOSTO 25, GENOVA, BORGO DI SANTO STEFANO, Fuoiu DELLA PORTA DI SANT' ANDREA, NEL VICOLO DIRITTO, NELLA BOTTEGA DELLO SPEZIALE STEFANO PARAVAGNA.
Giacomo Colombo, figlio di Domenico, tessitore di panni di lana in Genova, è testimonio ad una procura fatta da Francesco Cadenega da Varese Ligure ad Apollinare Cadenega per una divisione di terre.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni de Benedetti,filza 3, n. 153.
Giacomo Colombo, fratello di Cristoforo, é il quartogenito dei figli muchi. Risulta esercitare l'arte di famiglia, ma anch'egli, corne l'altro fratello Bartolomeo, seguirà Cristoforo in Spagna, ove sarà chiamato Diego.
Istituendo il « maggioras<;o» nel 1498 (cfr. doc. 55), l'Ammiraglio gli lascerà una rendita.
48 - 1488, FEBBRAIO 7, GENOVA, NELLA PRIMA SALA DEL PALAZZO COMUNALE, DETTO DI SERRA VAL LE.
Antonino Colombo da Quinto, deI fu Giovanni, dovendo dare venti lire di g,novini al notaio Antonio Gallo, cede a questi, a parziale soddisfazione di tale obbligo, un credito di sedici lire, che a sua volta gode nei confronti di Simonino Cavero, da lui mandato in prigione, più le spese riconosciutegli per licenza dei Consoli della Regione.
Archivio di Stato di Genova - Not. Quilico Serravalle,fil;:;a 2, n. 205.
Il notaio Antonio Gallo, che compare in rapporti di affari con 10 zio dei futuro Scopritore, possedeva cospicui beni a Quinto, e ben conosceva la famiglia dei Colombo. Egli è quello stesso cancelliere della Casa di San Giorgio che nel 1502 registre> nel manuale litterarum, da lui tenuto, le minute delle lettere di risposta della Casa all'Ammiraglio e a suo figlio Diego (cfr. i docc. 59 e 60).
Antonio Gallo dimostrO altresl il suo interesse per le scoperte dei grande navigatore e fu uno dei primi storiografi della scoperta, autore di un commentariolus intitolato De NlJlIitatione Columbi fier inaccessum antea Oceanum (inserita dal Muratori nel vol. XXIII dei Rnum Ita/icarum Scriptores), nel quale afferma chiaramente che Cristoforo Colombo e il fratello Bartolomeo erano genovesi e nati da umili genitori, viventi coll'esercizio della tessitura dei panni di lana.
49 - 1489, LUGLIO 21, GENOVA, NELLA SALA MEDIANA DEL PALAZZO DEL PODESTÀ, NELLA CAMERA DI AZZONE ANGUISSOLA, VICARIO.
Il formaggiaio Giacomo Bavarello, da una parte, e Domenico Colombo, suocero deI detto Giacomo ed agente a nome dei propri figli Cristoforo, Bartolomeo e Giacomo, nati dalla defunta Susanna Fontanarossa, sua moglie, dall'altra, si accorda no fra di loro: Domenico Colombo concede al genero il possesso della somma di lire duecentocinquanta, con clausola di riscatto entro due anni e contro il pagamento della somma suddetta. Le parti inoltre si compromettono nella persona deI Vicario deI podestà Azzone Anguissola.
Archivio di Stato di Genova - Not. Lorenzo Costa, filza13, n. 579.
Domenico Colombo agisce a nome dei suoi figli Cristoforo, Bartolomeo e Giacomo, i quali non intervengono all'atto perché evidentemente lontani da Genova. Susanna Fontanarossa risulta già defunta. Giacomo Bavarello, formaggiaio, aveva sposato Bianchinetta, figlia di Domenico Colombo, ma non avendo ricevuto il pagamento della dote, aveva ottenuto dal podestà l'estimo sui beni dei suocero, che pero aveva fatto opposizione. Tali beni, costituiti dalla casa di vico Diritto fuori la porta di Sant' Andrea, passeranno poi definitivamente in proprietà dei Bavarello.
50 - 1490, AGOSTO 23, GENOVA, NEL PALAZZO COMUNALE, NELLA PRIMA SALA, DETTA «FRASCHEA ».
Domenico Colombo deI fu Giovanni, tessitore di panni di lana, dichiara di aver ricevuto dal calzolaio Giovanni Battista Villa, del fu Damiano, due lire e dieci soldi, a saldo del canone di locazione per la casa con bottega, sita a Genova, in borgo di Santo Stefano, nella contrada di Sant' Andrea, ed a saldo di altri loro interessi.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni Battista Parissola, filza 8, n. 323.
51 - 1491, NOVEMBRE 15, GENOVA, CONTRADA DEI CANONICI DI SANT' ANDREA, VICINO ALLA BOTTEGA DI BENEDETTO V ARNI.
Domenico Colombo del fu Giovanni, cittadino genovese e tessitore di panni di lana, è testimone alla vendita di un terreno con olivi, nella villa di Salto, nella podesteria di Recco, fatta da Benedetto Varni da Bargagli, rivenditore di cereali e olio a Genova, a Lodisio Lagomarsino, tessitore di panni di seta a Genova.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni de Benedetti, filza 4, n. 174.
52 - 1494, SETTEMBRE 30, GENOVA, BORGO DI SANTO STEFANO, PRESSO LA PORTA DELL' ARco.
Domenico Colombo dei fu Giovanni, già tessitore di panni di lana, interviene quale testimone al testamento di Carlottina dei defunto Bartolomeo Vernazza, moglie di Carlotto Pizzorno.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni Battista Parissola, filza JO, n. 327.
Questo documento è l'ultimo in cui Domenico Colombo compare ancora vivente.
La testatrice era la sorella del notaio Ettore Vemazza, celebre fondatore di opere benefiche in Genova.
53 - 1496, OTTOBRE II, GENOVA, NELLA PIAZZA DI PONTICELLO.
1 fratelli Giovanni, Matteo e Amighetto Colombo, dei fu Antonio, da Quinto, decidono di dividere fra loro, in parti uguali, le spese che il suddetto Giovanni sosterrà per recarsi a far visita a Cristoforo Colombo, loro cugino, Ammiraglio dei re di Spagna.
Archivio di' Stato di Genova - Not. Giovanni Battista Peloso, filza 5, n. 775 e filza 6, n. 818.
Questo atto, di cui si è trovato recentemente un'altra stesura di eguale data e contenuto, vergata dallo stesso notaio, conferma nel modo più chiaro l'identità di Cristoforo Colombo, lanaiolo e commerciante genovese, con 10 scopritore dell'America.
Giovanni e i suoi fratelli Matteo ed Amighetto sono cugini in primo grado dell' Ammiraglio, in quanto figli di Antonio da Quinto, ora defunto, fratello di Domenico, spesso presente in precedenti documenti e che nel 1449 era stato custode della torre di Capo Faro (cfr. doc. 7) e nel 1488 componeva un debito col notaio Antonio Gallo (cfr. doc. 48).
54 - 1496, OTTOBRE II, GENOVA, NELLA PIAZZA DI PONTICELLO.
Giovanni Colombo, dei fu Antonio, da Quinto, nomina sua moglie Bertonia dei fu Giovanni Figarolo, e i propri fratelli Matteo e Amighetto, nonché Agostino Ferrari dei fu Giovanni da Quinto, procuratori e curatori dei suoi interessi.
Archivio di Stato di Genova - Not. Giovanni Battista Peloso, filza 5, n. 776.
Nel terzo viaggio colombiano Giovanni sarà capitano di una nave ed altresi sarà nominato legatario nel testamento di suo cugino Diego (Giacomo), fratello minore dell'Ammiraglio.
55 - 1498, FEBBRAIO 22, SIVIGLIA.
Copia autentica dei maggiorasco di Cristoforo Colombo, ricavata per ordine dei governo di Genova dall'« oratore» inviato a Sua Maestà Cattolica, Gio. Antonio De Marini, neI 1602. .
Archivio di Stato di Genova - Archivio Segreto, «Politicorum », filza 3, n. gen. 1649, n. XIX (già nellafilza del cancelliere Gio. Andrea Costa, n. 241, anni 1600-1604).
Primo testamento di Cristoforo Colombo col quale istituisce un maggiorasco a favore del figlio Diego e dei suoi discendenti. Dispone che, mancando Diego di proie mascolina, subentrino, secondo i casi, l'altro figlio Fernando 0 i fratelli di lui testa tore, Bartolomeo e Diego, ed i loro discendenti; ed ove, con l'andare del tempo, si estinguessero anche le loro linee, siano chiamate a godere del beneficio anche altre famiglie del cognome Colombo. ln questo documento solenne Cristoforo Colombo, riferendosi ai sovrani spagnoli, esplicitamente afferma: «... essendo nato in Genova, venni a servirli qui in Castiglia ». Ancora ordina al figlio Diego o a chi erediterà detto maggiorasco, «che tenga e sostenga sem pre nella città di Genova una persona dei nostro litlgtaggio, la quale abbia casa e moglie e le assegni una rendita... ed abbia piede e radici lÎella detta città, corne nativa di essa, perché potrà avere dalla detta città aiuto e favore nelle cose di bisogno, perché da essa venni e in essa sono nato ». Quindi raccomanda, fra l'altro, di tenere in considerazione, nei propri affari, la Casa di .8. Giorgio, «ove qualunque denaro sta molto sicuro, e Genova è città nobile e potente sul mare..., e abbia capitale dei sua tesoro nei "luoghi" di San Giorgio in Genova e laggiù "moltiplichi" finché ne abbia tanta quantità che stimi e appaia fare quaI che buona opera in questa impresa di Gerusalemme... », cioè per la liberazione dei Luoghi Santi, la massima aspirazione di Cristoforo Colombo.
56 - 1502, « LIBRO DEI PRIVILEGI » DI CRISTOFORO COLOMBO.
Palazzo comunale di Genova - Cassaforte della sala dei Sindaco (coPia fotografica).
ln questo «Iibro» Cristoforo Colombo stesso raccolse ed illustro, formando un vera e proprio incartamento organico, le copie notarili di tutti i documenti comprovanti i suoi diritti sulla scoperta, spettanti a lui ed ai suoi discendenti per concessione e riconoscimento dei sovrani spagnoli, documentazione che egli destina alla città natale per un fine di conservazione, ma altresi di incontestabile difesa di tali diritti, quasi corne un suo più solenne testamento. Tale codice diplomatico venne affidato dall'Ammiraglio, alla vigilia del suo quarto viaggio (1502-1504), a Francesco Rivarolo, banchiere ed armatore genovese dimorante in Siviglia, affinchè. 10 facesse pervenire a Nicola Oderico, che in quel tempo si trovava in Spagna quale «oratore» della repubblica di Genova presso quella Corte reale.
57 - 1502, MARZO 21, SIVIGLIA.
Lettera autografa di Cristoforo Colombo a Nicolo Oderico « oratore » per la repubblica di Genova alla Corte di Spagna.
Palazzo Comunale di Genova - Cassaforte della sala dei Sindaco (copia fotograjica).
L'Ammiraglio comunica all'Oderico di avergli inviato per meizo di Francesco Rivarolo, due esemplari delle sue «scritture », com'egli chiamava i suoi privilegi, affinché venissero custodite al sicuro e 10 prega di far sapere a suo figlio Diego dove intenderà conservarli. Lo avverte quindi che gli farà pervenire, per 10 stesso tramite, un altro libro di copie dei suoi privilegi, arricchito di un nuovo documento dei sovrani spagnoli, confermante a lui e a suo figlio Diego tutti i loro diritti. Infine 10 informa che è in partenza per il quarto viaggio. Nicola Oderico conserva tali carte in casa propria, a Genova, dove rimasero fino a che nel 1670 un suo discendente ne fece dono alla Repubblica.
58 - 1502, APRILE 2, SIVIGLIA.
Lettera autografa di Cristoforo Colombo ai Protettori delle Compere di San Giorgio in Genova.
Palazzo Comunale di Genova - Cassaforte della sala dei Sindaco, già nell'Archivio dei Banco di San Giorgio, jilza delle Apodisie di Antonio Gallo, anno 1502. (coPia fotograjica).
È l'altra lettera che Colombo fece pervenire, assieme al «Libro dei Privilegi », a Nicola OderiCb e che per sua tramite fu reca" pitata ai Protettori delle Compere di San Giorgio, iniziante con le nostalgiche parole: «Benché il corpo cammini qui, il cuore è costi di continuo ». Inoltre Colombo non pua trattenere il suo "mugugno" affermando «che le cose della sua impresa già risplendono e farebbero gran luce, se l'oscurità dei govemo non le coprisse». Quindi annuncia la sua imminente partenza per il quarto viaggio e comunica altresi di avere incaricato il figlio Diego di devolvere la decima parte delle sue rendite per l'estinzione totale delle gabelle dei vino e delle vettovaglie a sollievo della popolazione genovese. Infine raccomanda ai Protettori di San Giorgio il figlio Diego ed accenna di aver affidato le proprie scritture all'Oderico, perché le abbia in cura.
59 - 1502, DICEMBRE 8, GENOVA.
Minuta della ris posta della Casa di San Giorgio alla lettera di Cristoforo Colombo, datata Siviglia, 2 aprile 1502.
Archivio di Stato di Genova - Archivio di San Giorgio, «Litterarum Of]icii Sancti Georgii », 1499-1503, pp. 127 e 128, dei Cancelliere Antonio Gallo.
1 Protettori delle Compere di San Giorgio rispondono all'Ammiraglio chiamandolo «chiarissimo ed amatissimo nostro concittadino» ed esprimono la loro soddisfazione per il sua si~golare amore «verso questa sua originaria patria» e per i generosi provvedimenti annunciati nella sua lettera deI 2 aprile 1502 (cfr. doc. 58), sottolineando inoltre il legame che 10 unisce ancora a Genova.
Si dichiarano disposti a favorire suo figlio Diego per quanto sia in loro potere ed infine fanno sapere di aver preso visione delle concessioni e privilegi, recati a Genova da Nicola Oderico. Questa risposta, inspiegabilmente, non pervenne mai a Cristoforo Colombo, che più tardi si dimostra offeso della cosa.
60 - 1502, DICEMBRE 8, GENOVA.
Minuta della lettera della Casa di San Giorgio a don Diego, figlio di Cristoforo Colombo.
Archivio di Stato di Genova - Archivio di San Giorgio, «Litterarum Of]icii Sancti Georgii », 1499-1503, p. 128, dei Cancelliere Antonio Gallo.
1 Protettori delle Compere di San Giorgio, comunicano a don Diego, di aver saputo dall'Oderico, della «carità et optima voluntà verso questa sua primigenia patria» dimostrata da sua padre, le cui egregie disposizioni 10 pregano di eseguire.
Anche questa lettera, corne l'altra di risposta all' Ammiraglio, non giunse mai a destinazione.
61 - 1504, DICEMBRE 27, SIVIGLIA.
Seconda lettera autografa di Cristoforo Colombo a Nicolo Oderico.
Palazzo Comunale di Genova - Cassqforte della Sala dei Sindaco (copia fotograjica).
Questa lettera, scritta al ritorno dal quarto viaggio fu inviata a Genova unitamente ad un'altra copia autenticata deI suo «codice dei privilegi». L'Ammiraglio si meraviglia e mostra risentimento per non aver avuto risposta dai Protettori dell'Ufficio di San Giorgio alla sua lettera, scritta quasi due anni prima, concludendo amaramente « che chi serve al comun non serve a nessuil ». Quindi accenna di aver imtiato all'Oderico anche una reIazione dei quarto viaggio e che la regina di Spagna, neI frattempo, è morta e che, contrariamente alle promesse dei suoi Sovrani, il figlio Diego non è ancora rientrato in possesso dei suoi averi e diritti spettantigli.
È noto tuttavia che la risposta, anche se non pervenne a Colombo e al figlio Diego, gli era stata spedita probabilmente tramite il nuovo « oratore» genovese alla corte di Spagna Gerolamo Dinegro, le cui istruzioni da parte del Governo di Genova recavano appunto la data di tali risposte, 8 dicembre 1502 (cfr. docc. 59 e 60).
62 - 1506, MAGGIO 19, VALLADOLID.
Ultimo testamento di Cristoforo Colombo.
Archivio Generale delle lndie in Siviglia - Patronato,
Est. Caj. l, Leg. 5/12, pieza n. 6 (copia fotografica).
Questo ultimo testamento, scritto dall' Ammiraglio il 25 agosto 1505 e ratificato un giorno prima della sua morte dal notaio Pietro de Hinojedo, contiene un ultimo codicillo molto importante per i suoi riferimenti storici: vi sono nominati alcuni genovesi che Cristoforo Colombo riconosce suoi vecchi creditori, gli stessi citati negli atti notarili rogati a Genova. molti anni prima. Cristoforo Colombo infatti stabilisce che i debiti un tempo contratti con Geronimo dei Porto, padre di Benedetto dei Porto, cancelliere di Genova (cfr. doc. 27), e con i mercanti Lodovico (Lodisio) Centurione e Paolo Dinegro (cfr. doc. 44), vengano saldati con la clausola che restasse perD ignoto il nome del debitore. Evidentemente l'Ammiraglio, mentre si Caceva scrupolo di restituire anche piccole somme di denaro ai suoi creditori genovesi di molti anni prima, voleva mantenere l'incognito perché ciô contrastava con la dignità alla quale era assurto. Colornbo, mentre conferma il suo precedente testamento del 1502, tuttavia non ripete le clausole a favore della Casa di San Giorgio poiché non avendo mai ricevuto la risposta inviata dai Protettori, cio fu da lui inteso corne scortesia a suo riguardo. Nel testamento di Diego, fratello dello Scopritore, invece è nominato Giovanni' Antonio Colombo, loro cugino, che nel settembre del 1470 presto garanzia a Cristoforo ed al padre Domenico, condannati a pagare un debito a Gerolamo dei Porto (cfr. doc. 27).
63 - 1515, MARZO 30, SAVONA, SOTTO LA CASA DEGLI EREDI DEL NOTAIO BARTOLOMEO ODDINO.
Leon Pancaldo dei fu Manfrino, cittadino savonese, procuratore di Diego Colombo (Didaci Gollon), figlio di Cristoforo Colombo, nomina suo sostituito Antonio Romana, cima tore di panni nella città di Savona.
Archivio di Stato di Savona - Not. Simone Gapelli, bastardello 91-40, c. 320 r., anno 1515 (copia fotografica).
Da questo atto risulta che Leon Pancaldo era in relazioni amichevoli e di fiducia col primogenito dell' Ammiraglio, erede dei suoi diritti nelle Indic, e che i Colombo in quel tempo a Savona avevano ancora interessi da seguire.
Leon Pancaldo, che si fa sostituire dal suo Cuturo suocero in questo ufficio, era stato nominato procuratore, corne è ricordato nel presente atto, con pubblico istrumento del notaio spagnolo Benedetto Muiioz, in data 4 gennaio 1514.
É interessante rilevare che il savonese Leon Pancaldo proveniva corne Colombo da una Camiglia di tessitori di lana e corne questi aveva lasciato la sua arte, per la navigazione, partecipando corne « piloto» all'impresa magellanica.
Source des informations : Archivio di stato di Genova, "La Salla Colombiana dell'Archivio di Stato di Genova", IIIe édition, 1994.